Conversazioni
20.05.2022

«Non mi basta sapere quale ginocchio è stato operato.»

Da anni la fisioterapista Pia Fankhauser* si spende per la digitalizzazione del sistema sanitario. Grandi sono le speranze che ripone nella cartella informatizzata del paziente, dalla quale in cambio si aspetta soluzioni tecniche semplici e fruibili nel quotidiano.

Signora Fankhauser, la cartella informatizzata del paziente sta prendendo piede in tutta la Svizzera. Lei vanta un’esperienza pluriennale come fisioterapista. Che idea si è fatta al riguardo?

Da anni mi impegno a favore di soluzioni digitali nel sistema sanitario. Per fare un esempio su tutti, ho fondato un’associazione per la promozione della cartella informatizzata del paziente nel Cantone di Basilea Campagna. Ritengo che questo strumento debba essere introdotto con maggiore rapidità. Si tratta di un passo verso la digitalizzazione estremamente importante per noi fisioterapisti. I benefici sono tanti.

 

Mi faccia un esempio.

Mi viene in mente l’incontro che ho avuto con un anziano paziente cardiopatico, affetto da una leggera demenza. Faceva fatica a rispondere alle mie domande sulla degenza in ospedale, sulla diagnosi e sui medicamenti. Per non parlare della documentazione cartacea dei medici di riferimento, decisamente scarna. Se ci fosse stata una cartella informatizzata del paziente avrei potuto informarmi in maniera molto più rapida e affidabile.

 

Perché le informazioni relative ai medicamenti sono imprescindibili per l’esercizio della Sua professione?

In quanto fisioterapista, non mi basta sapere quale ginocchio è stato operato. Magari il paziente assume un medicamento che compromette la sua forma fisica o potrebbe causargli vertigini. Inoltre, spesso i pazienti, soprattutto quelli anziani, soffrono di diversi disturbi contemporaneamente o hanno subito più operazioni. Essere a conoscenza della loro storia è fondamentale per poter mettere a punto un trattamento ottimale, commisurato alle loro esigenze.

 

«Essere a conoscenza della storia dei pazienti è fondamentale per poter mettere a punto un trattamento ottimale, commisurato alle loro esigenze.»

 

Cambiando prospettiva, in che misura le informazioni provenienti dalla fisioterapia sono utili per il medico curante?

Le racconto un altro aneddoto. Una volta una paziente riferiva ai collaboratori di Spitex di avere dolori al petto. Sospettando che si trattasse di un infarto, l’hanno dunque portata in ospedale. In realtà, la signora era soltanto indolenzita a seguito della seduta di fisioterapia. Questo dimostra come noi professionisti della salute dobbiamo lavorare maggiormente a stretto contatto per migliorare la qualità del trattamento.

 

Dunque per Lei la priorità non è ridurre i costi?

No. Con la cartella informatizzata del paziente facciamo qualcosa di buono per i pazienti. Può essere che a lungo andare vi siano miglioramenti in termini di efficienza, ma non è lì che porrei l’accento. Tra l’altro, la fase introduttiva comporta investimenti sia per i medici di famiglia sia per i terapisti.

 

«Può essere che a lungo andare vi siano miglioramenti in termini di efficienza, ma non è lì che porrei l’accento.»

 

Investimenti temuti soprattutto dai piccoli studi.

Sì, non voglio minimizzare la cosa. Ogni rivoluzione digitale solleva all’inizio domande tecniche: qual è il sistema adeguato per il mio studio? Come funziona? Come formo il mio team? Ancora più decisivo è l’adeguamento dei processi: chi riceve un laptop? Dove lo si deve mettere? Quando si hanno le mani pulite per utilizzarlo? Scriviamo le nostre relazioni di fronte ai pazienti in attesa oppure aspettiamo la sera per farlo, quando tutti se ne sono andati? Abbiamo bisogno di sistemi che rispondano alle nostre esigenze.

 

Come affronta Lei personalmente questa sfida?

Durante il giorno sono a casa dei miei pazienti. In quelle ore lavoro con lo smartphone ed è soltanto alla sera che mi metto davanti al computer. Suggerisco a ogni ingegnere in informatica medica di recarsi nel maggior numero possibile di studi, affinché noi possiamo contare, nel sistema sanitario digitalizzato del futuro, su soluzioni fruibili nel quotidiano. In questo contesto, la cartella informatizzata del paziente costituisce una tappa centrale: continueremo a sviluppare il sistema dal punto di vista tecnico e troveremo insieme le soluzioni migliori.

 

Quale consiglio dà ai fisioterapisti e ai professionisti della salute in merito al lavoro con la cartella informatizzata del paziente?

Volenti o nolenti, la cartella informatizzata del paziente arriverà. Prima o poi saranno i pazienti a richiederla e anche noi dovremmo poter offrire loro questo servizio. Chi si mette al lavoro per tempo potrà beneficiare presto dei grandi vantaggi di questo strumento. L’onere iniziale sarà senz’altro ripagato.

 

«L’onere iniziale sarà senz’altro ripagato.»

 

Pia Fankhauser*, di Oberwil, lavora come fisioterapista da tanti anni. Attualmente assiste i suoi pazienti nelle case di cura e a domicilio.

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